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Foto della matr. Celestino (abbiamo conferito un nome immaginario per rispetto alla privacy) dopo la così detta matricolata.

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La maggior parte degli studenti universitari vede nell’ateneo il luogo in cui è possibile arricchire la propria cultura e il collegio universitario il rifugio nel quale riposare e rilassarsi con gli amici. Ma così non era per gli ospiti del così detto “Terzo Piano”. Il terzo piano era un luogo d’orrore ove la follia sadica di alcune menti malate trovava libero sfogo nelle loro perversioni.

La brutalità incute rispetto. Le matricole hanno bisogno di qualcuno che ispiri loro paura e le renda tremanti e sottomesse. Non vogliamo che il terzo piano si trasformi in una pensione  di famiglia. Il terrore è il più efficace fra tutti gli strumenti …

I malcontenti e i disobbedienti ci penseranno due volte prima di mettersi contro di noi, quando sapranno che cosa li aspetta. Aggrediremo quelle matricole con brutale efficacia e non esiteremo a piegarli ai nostri interessi mediante il terzo piano

Così recitavano i nonni in un discorso alle colonne il giorno prima dell’arrivo delle matricole.

Il Terzo Piano non doveva essere il luogo nel quale si correggeva chi sbagliava, e nemmeno il purgatorio in cui si scontano per un periodo di tempo ben determinato i delitti commessi: esso doveva piuttosto apparire come il pozzo profondo nel quale la matricola era destinata a precipitare, per mai più riemergere.

Dopo poche giornate di presenza al Terzo Piano la matricola si rendeva irriconoscibile agli occhi degli stessi genitori. Si mutava in un essere in cui la vita si andava spegnendo ridotta ad uno stadio quasi vegetale. Essa perdeva la percezione di se stesso e degli altri. Si muoveva lentamente e ambulico spinto dal solo richiamo della fame. Rinunciava alla cura della sua persona, non era in grado di mantenere rapporti sociali, non parlava. Raccoglieva cibo nei bidoni. Cadevano nel corridoio esausti indifferenti a tutto. Se con il loro corpo ostruivano il passaggio vi si poteva camminare sopra. Non si spostavano di un centimetro. Erano esseri senza pensieri, senza reazioni e senza anima.

 

 

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